2 febbraio 2016

Renato Anselmet (#MaisonAnselmet): «Il #pinotnoir per noi è una grande passione»

Renato Anselmet
Intervista al produttore vitivincolo Renato Anselmet, con il figlio Giorgio fondatore dell'etichetta Maison Anselmet.

Semel pater. Suo figlio Giorgio le ha dedicato un vino. E' un omaggio pieno di affetto ma pure impegnativo...
Il Semel Pater è vinificato con uve di Pinot Noir prodotte da un vigneto situato sul Mont Torrette nel comune di St. Pierre he, come ben sapete, è una zona viticola molto vocata e già citata da diversi autori sin dal 1800. Sono molto orgoglioso che mio figlio Giorgio mi abbia dedicato un vino e lo ringrazio per questo pensiero anche perché letteralmente la frase “Semel Pater Semper Pater” significa: una volta padre, si è padri per sempre. Ovviamente l’etichetta non basta, Giorgio ha prodotto un grande vino come si è dimostrato dai vari riconoscimenti che abbiamo ricevuto quest’anno come, ad esempio i tre bicchieri del Gambero Rosso.

E' un vino che soprattutto racconta la passione di famiglia per il Pinot Noir
Il Pinot Noir per noi è veramente una passione perché riteniamo che questo vitigno dia la massima espressione di un vino sotto l’aspetto degustativo ed enologico.

Per par condicio ricordiamo anche lo spumante “perlabruna” che Giorgio ha dedicato alla moglie...
Il Perla Bruna è un metodo classico di Chardonnay barricato e Blanc de Morgex che affina sui lieviti dai 36 ai 42 mesi. È letteralmente una dedica a Bruna, la moglie di Giorgio, che si occupa di tutta la parte di gestione della vigna, dalla potatura alla vendemmia.

Attualmente quante bottiglie producete e che tipologie di vino proponete?
Annualmente produciamo dalle 80000 alle 100000 bottiglie con 20 tipologie divise in 70% rosso e 30% bianco. Per quanto riguarda i vini rossi, abbiamo 2 vini che fanno la parte di affinamento solo in acciaio mentre tutti gli altri fanno la parte di affinamento in barrique.
Per i bianchi, invece, è il contrario. Facciamo passare in barrique lo Chardonnay e la Petite Arvine mentre gli altri fanno solo la parte in acciaio.

Che cosa ci dobbiamo aspettare dall'ultima vendemmia?
La vendemmia 2015 è stata, sotto l’aspetto sanitario, eccezionale. Le uve erano molto sane e ben mature. La resa, però, è del 5-7% minore rispetto agli anni scorsi. Questo perché abbiamo avuto un’estate con temperature molto alte e poche precipitazioni.

Voi avete una cantina realizzata con molto gusto e soprattutto molto accogliente. C'è qualche visita di qualche appassionato che merita di essere raccontata?
Quando siamo partiti per costruire la cantina avevamo parecchi dubbi su come impostarla. La prima necessità era quella di far sposare la funzionalità e la tecnologia, in modo da poter lavorare comodamente e in modo durevole. Cosa piuttosto difficile e dispendiosa; nonostante ciò, siamo riusciti a trovare le attrezzature che ci servivano riuscendo ad impostare un lavoro qualitativamente all’altezza delle nostre aspettative. La seconda necessità era quella di poter soddisfare le necessità e le curiosità dei clienti che ci sarebbero venuti a trovare in cantina.Abbiamo pensato, dunque, di costruire la sala degustazioni con un’architettura tipica, in modo che l’ospite si potesse rendere conto di essere in una costruzione valdostana. Sotto l’aspetto della degustazione, essa doveva essere soddisfacente e lasciare un’emozione profonda. Ci piace prenderci cura di chi viene a trovarci e sembra che questo sia apprezzato.

Il vino valdostano sta crescendo sul fronte dell'export. E' un fenomeno che riscontrate anche voi?
Noi esportiamo principalmente negli Stati Uniti, in Giappone, in Francia e in Germania.
Le richieste che ci arrivano dall’estero sono molteplici, ma purtroppo non riusciamo a soddisfarle tutte perché i nostri quantitativi sono piccoli e puntiamo molto a rifornire il mercato locale.

I riconoscimenti non si contano più si va dai Tre bicchieri per Semel Pater al Cangrande...
Si, nell’anno appena passato, fortunatamente, abbiamo ricevuto molti riconoscimenti.
Il primo è stato il premio come Benemerito al Cangrande, poi abbiamo ricevuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso con Semel Pater e le 4 viti di VITAE sempre con il Semel.
Con l’Henri (Syrah) abbiamo vinto la medaglia d’oro al CERVIM e i cinque grappoli di Bibenda.
Slow wine, invece, ci ha premiato sia come azienda (Bottiglia) che come vino, attribuendo alla nostra Petite Arvine il premio di Grande Vino.È sempre un grande onore ricevere questi premi. Sono un po’ il riconoscimento del lavoro che ogni anno svolgiamo dentro e fuori dalla cantina.

Per il 2016 qualche novità da annunciare?
Non abbiamo ancora deciso nulla in quanto dipende molto dall'evoluzione del vino in quanto le variabili in cantina sono tantissime e non sappiamo ancora come questi vini verranno. Dipende dalla qualità dell'uva che portiamo in casa, da come riusciamo a farla evolvere in cantina. In linea di massima dovremmo confermare quanto fatto l'anno scorso.

Nuovi mercati internazionali in vista?
Pensavamo all'Inghilterra però anche lì è dura entrare sul mercato.

Un sogno da imprenditore da realizzare?
Vorrei riuscire a collocare il nostro prodotto nella maggior parte degli hotel stellati in Italia e all'estero. E poi spero che questa crisi finisca al più presto.

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