31 ottobre 2008

It's Obama's time: i want to believe

Sono convinto che l'Economist abbia ragione. E l'ho già scritto in tempi non sospetti. Serve una leadership nuova in grado di ispirare gli americani a sentirsi una nazione indipendentemente dalla forza della loro macchina bellica. A rinunciare al governo della paura. Una leadership che interpreti la politica come un aver a cuore il bene delle persone. Che rimetta in primo piano concetti attualmente impolverati come bene comune, etica, responsabilità, rispetto, perfino cultura. Spero di non essere un ingenuo ma era da tempo che un politico non mi dava l'impressione di credere davvero in quello che dice. Il disincanto regnava sovrano e annacquava ogni tipo di passione. Destra, sinistra, perfino centro per me pari sono. E Obama in questo invece c'è riuscito. So che qualcuno dirà è troppo perfetto. Non può essere vero. Eppure io voglio crederci. I want to believe. E voi?

Concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008»: Enrietti in testa, ma Gobbi sta scalando la vetta

Meno di quaranta giorni per la conclusione del mio concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008». L’8 dicembre sarà l'ultimo giorno di votazione. I suffragi raccolti sino ad ora sono 689. Io continuo a sperare di raggiungere i 1000 voti. Nel frattempo la classifica si muove e mostra qualche sorpresa. Segnalo infatti che Piero Enrietti della Thermoplay di Pont-Saint-Martin con 110 voti ha scalzato dalla prima posizione Paolo Conta (Laser), a quota 108. Difficile però dire se si tratta di un verdetto definitivo. I due competitors in questi ultimi giorni hanno smosso pochissimo la classifica quasi che i loro grandi elettori attendessero gli ultimi giorni per mostrare il loro potere di fuoco. Conta addirittura è rimasto fermo. Sul terzo gradino del podio Paolo Musumeci (Musumeci-Pcl) con 70 suffragi che però per la prima volta si vede minacciato seriamente da Gioacchino Gobbi (Grivel) che lo precede di una incollatura, cioè a 69 punti, e che in questi ultimi giorni - piccozza alla mano verrebbe da dire - da vero scalatore non ha davvero perso un colpo, con una avanzata lenta ma inesorabile verso la vetta. Gobbi ha scavalcato addirittura Costantino Charrère (Les Crêtes), attualmente in classifica con un bottino comunque rilevante pari a 65 voti. Nel complesso il trio appena citato sembra essere in grado di fare ancora un po' di strada da qui alla fine del concorso. Se fossi nella coppia di testa non dormirei sonni tranquilli. Guida invece saldamente il gruppo di centroclassifica Piero Roullet (Albergo Bellevue) con 40 voti, un po' più indietro Marilena Péaquin (Maison Bertolin) a 34, Mario Ronc (Fratelli Ronc) a 33 che precede Pietro Giorgio (Sea) a 28. Entriamo così nella zona retrocessione, cioè nelle ultime sette posizioni che chi segue il mio concorso sa che segnano l’esclusione dalle nominations del prossimo anno. Roberto Marzorati (Cogne) guida il plotone con 26 voti, avendo scavalcato Pietro Capula (Gps), fermo a 24 suffragi. Alle loro spalle Luca Minini (Mdm), presidente dei giovani industriali, a 23 suffragi. Poi Nicola Rosset (Saint-Roch) a 19, Alberto Celesia (Cidac) a 15 e Pierre Noussan (Sicav) a 14. E, infine, ancora fanalino di coda, quasi si fosse affezionato al ruolo, Corrado Neyroz (Albergo Hermitage) con 11 suffragi.

30 ottobre 2008

Se la crescita si ferma sono necessarie politiche di redistribuzione del reddito

Propongo ai visitatori del mio blog un intervento dell'economista Massimo Lévêque sull'attuale crisi internazionale. Per chi non lo conoscesse propongo un suo breve curriculum.
Economista e manager, già membro del Gruppo Economisti d’Impresa, svolge la professione come consulente ed amministratore in enti e imprese, private e pubbliche. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi nel campo dell’economia industriale e regionale e della finanza pubblica. E’ stato dal 1992 al 1993 Capo di gabinetto della Presidenza della Giunta regionale e, dal 1993 al 1997, Assessore a Bilancio, Finanze e Programmazione della Regione Valle d’Aosta.
Dal 1999 nominato cultore della materia in Scienze delle Finanze alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino e dal 2004 in quella della Valle d’Aosta, dal 2006 è docente a contratto all’Università della Valle d’Aosta dove insegna Scienze delle Finanze alle facoltà di Economia e Scienze Politiche. Attualmente è amministratore delegato della SISKI e consulente, tra gli altri, dell’Associazione Valdostana Impianti a Fune, di Confindustria Valle d’Aosta e della Chambre Valdôtaine.


La straordinaria crisi che sta imperversando sui mercati finanziari del mondo intero genera alcuni interrogativi: si tratta di una crisi «solo» finanziaria e si limiterà al «solo» sistema finanziario (banche e assicurazioni)? E' «solo» di carattere congiunturale e quindi sarà
di breve durata? Impatterà «solo» sui grandi gruppi, maggiormente esposti sui mercati internazionali? Credo che le risposte a tali interrogativi siano purtroppo tre “NO” per le seguenti ragioni:
una crisi che si abbatte contemporaneamente e con tale violenza sul sistema finanziario di tutte le economie più avanzate del mondo non può non trasferirsi sull’economia nel suo insieme:
per via del ruolo determinante ormai assunto dai servizi bancari e finanziari sulle attività operative e di investimento di tutti i settori produttivi, in primis di quello industriale;
per il depauperamento provocato sui portafogli di tutti i risparmiatori (grandi e piccoli) che, con il crollo delle Borse, hanno perso ingenti quote di risparmio e, quindi, propensione al consumo, immediato e differito;

perché gli effetti della crisi impattano su sistemi produttivi (quelli Occidentali) fortemente «terziarizzati», che hanno già trasferito molte delle fasi di lavorazione delle loro imprese nei più concorrenziali Paesi Emergenti, oggi relativamente meno colpiti dalla attuale crisi, disponendo di sistemi economico-finanziari meno evoluti e perché più concentrati sulle attività «reali».

Ne segue il carattere pericolosamente «strutturale» di questa crisi, che pare anche riconducibile all’accelerato processo di redistribuzione della ricchezza e del potere economico in corso ormai da alcuni anni. Redistribuzione che provoca maggiori difficoltà alle economie più avanzate (con sensibili squilibri demografici, in grave crisi di liquidità, con forti deficit esteri e con settori pubblici indebitati) mentre paiono esservi relativamente meno esposte le economie emergenti (si pensi alle disponibilità di alcuni «fondi sovrani» asiatici o medio-orientali in grado di acquisire – agli attuali valori di borsa – i maggiori gruppi bancari statunitensi od europei).

Ciò induce a ritenere che la fase critica sia destinata a durare per un periodo ancora sufficientemente lungo e tale da provocare un effettivo e reale riassetto degli equilibri economici e politici a livello internazionale. Se la vera posta in gioco è dunque il probabile ridisegno delle gerarchie economiche e politiche mondiali, con la conseguente messa in discussione dei tradizionali paradigmi delle economie più avanzate, basati sinora più su indicatori quantitativi (la crescita del PIL) che qualitativi (la distribuzione del reddito, il benessere diffuso, la qualità della vita), la crisi in corso rischia di toccare tutti, grandi e piccoli, imprese e famiglie. In questo quadro, grave anche se per certi versi prevedibile, le economie occidentali o saranno capaci di fornire risposte in termini nuovi e «adattivi» (prendendo cioè atto del mutato scenario planetario che, tra l’altro, esse stesse hanno contribuito a determinare) o saranno destinate a subire conseguenze assai pesanti al loro interno, sia a livello economico- finanziario che politico-sociale. Solo accettando ed accompagnando, consapevolmente e responsabilmente, una redistribuzione mondiale della ricchezza (data da risorse mondiali definite a cui devono attingere quantità crescenti di popolazione) si potrà gestire «democraticamente» e con pace sociale un processo ineluttabile di «impoverimento relativo» dei Paesi più avanzati (ciò significano le previste fasi di recessione o crescita zero); e l’impatto di tale processo potrà rivelarsi tanto minore quanto più esso sarà accompagnato da una redistribuzione - interna ad ogni Paese – delle risorse a favore dei ceti medi e bassi, non in grado di sopportare ulteriori drastiche riduzioni del tenore di vita.
Nello scenario che va delineandosi, voler invece perseverare, come in passato, in politiche economiche unicamente tese a perseguire la crescita del PIL, rischia di provocare una fase di crisi addirittura più lunga, maggiormente conflittuale con i Paesi emergenti (grandi possessori di materie prime e di manodopera a basso costo) e soprattutto portatrice di un patologico ampliamento della forbice esistente tra i «pochi» facenti parte dei ceti agiati e i «tantissimi» dei ceti medi e bassi, destinati in tal caso a conoscere forme di impoverimento non sostenibili – almeno in Europa – né socialmente né sullo stesso piano macroeconomico. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 23 ottobre 2008)

29 ottobre 2008

Maria Luisa Di Loreto: anch'io appoggio la candidatura di Romeo nel Cda della Rai

In merito al mio appello per la candidatura di Carlo Romeo nel Cda della Rai (leggete qui) ho ricevuto una scritto di Maria Luisa Di Loreto che pubblico con piacere. Eccovi il testo.

Caro Fabrizio,
il titolo degli elzeviri di Carlo Romeo sul «Corriere della Valle» (1998-2002) era la sintesi di un progetto. Quelle «ombre lunghe» hanno permesso ai valdostani di conoscere ed apprezzare una persona aperta al dialogo, al confronto, all’impegno civile. E Romeo di «ombre lunghe» in Valle d’Aosta ne ha lasciate tante! Ne sono una prova i tanti amici e le visite frequentissime. Il suo bisogno di conoscere e integrarsi nella vita sociale valdostana lo impegnava ad imparare il patois, a conoscere la realtà dei paesi (leggi Etroubles dove era solito trascorrere le vacanze), e a parlare con la gente «del posto» per cercare di capire e approfondire la «valdostanità». La sua curiosità mi stupiva e nel suo carattere decodificavo alcune sfumature del compianto Roberto Costa. Tutti percorsi dialettici che ho vissuto in prima persona durante gli anni della loro Direzione alla Rai di Aosta. Con Romeo ho collaborato a programmi che perseguivano un obiettivo preciso: rendere il radio-telespettatore valdostano protagonista delle dirette da studio. Insomma ritornare ad essere un vero servizio pubblico. Aprirsi ai bisogni della gente ed individuare ogni possibile soluzione dei problemi, senza piegarsi al potere della politica e del mercato.
Carlo Romeo direttore era una presenza senza filtri. Una porta aperta per tutti: dipendenti Rai o semplici cittadini. Con Romeo si discuteva, ci si scontrava, si poteva anche «fargli salire la mosca al naso», ma nello scontro dialettico gli obiettivi professionali condivisi superavano idee e posizioni personali. Chi conosce bene Carlo Romeo, sa che anche il sarcasmo è parte del suo modo di interagire, sempre intelligente e, per certi versi, persino stimolante. Il suo impegno per «un mondo che non c'è» poneva la Rai di Aosta all'apice della comunicazione regionale. E non solo. Il suo lavoro presso il Segretariato sociale è oggi un punto di forza dell'associazionismo e del terzo settore. Un occhio vigile e attento verso realtà internazionali troppo spesso dimenticate. Un «memento» per chi ha dimenticato come operare scelte di responsabilità. Per questo e per tante altre cose appoggio la candidatura di Carlo Romeo come Consigliere del Consiglio di Amministrazione della Rai e ti ringrazio per il tuo atto simbolico. Cordialmente.

p.s. ti scrivo in ritardo perché ero fuori valle per lavoro.

Comparto zootecnico in sofferenza

«Il comparto zootecnico regionale continua a soffrire di una contrazione di numero di addetti e di redditività che si sussegue negli anni e deve farci riflettere in merito agli aspetti che contribuiscono a rendere poco attraente l’attività agricola zootecnica da parte degli addetti delle fasce più giovani di popolazione». Edy Henriet, direttore dell’Associazione regionale degli allevatori valdostani, statistiche alla mano manifesta preoccupazione. Il calo più evidente è quello del patrimonio bovino regionale e del numero di aziende. Anche se il calo è contenuto è un dato di fatto che nel 1997 i bovini erano 43.014 contro i 36.267 attuali e le aziende sono passate da 1992 a 1.251. Riflessioni che arrivano in un mese in cui è sicuramente alta l’attenzione al settore. Domenica si è conclusa la cinquantesima edizione della Bataille de reines, evento clou sia sul fronte della tradizione che economico in quanto una reina in un allevamento può garantire un aumento della redditività aziendale. E oggi al Centro Congressi di Saint-Vincent si conclude il convegno «Benessere animale e sistemi zootecnici», organizzato dall’Assessorato Agricoltura e Risorse naturali e da SoZooAlp, società che si propone di diffondere, anche a livello politico e istituzionale, la consapevolezza dell’importanza delle attività zootecniche in montagna, di formulare proposte di carattere tecnico, di stimolare studi e indagini sul territorio e di promuovere lo scambio di esperienze e la collaborazione tra studiosi, produttori ed enti territoriali. Un partner importante per dare forza al settore. Ma quali sono i problemi principali con cui si deve scontrare l’allevatore valdostano. Henriet individua problemi di tipo gestionale, economico e sociale. «L’allevatore – osserva Henriet - deve utilizzare delle superfici che influiscono in maniera evidente sulla struttura dei costi dell’azienda. I terreni in pendenza, infatti, danno origine ad un incremento notevole di costo di produzione dei foraggi. Le difficoltà di utilizzazione agronomica sono superate con un’elevata meccanizzazione oppure con intervento di manodopera, in entrambi i casi il conto economico ne risente. Con l’emanazione del nuovo PSR sono stati introdotti degli interventi compensativi diversi per i terreni molto acclivi. Finalmente è quindi stato introdotto questo principio di compensazione che tenta di mitigare le difficoltà di utilizzazione dei terreni in pendenza. La strada è corretta, ma per il momento l’importo è ancora modesto (100 €/ettaro)».
Henriet lamenta anche il fatto che per quanto riguarda gli aspetti legati alla produzione l’impresa agricola valdostana, nonostante le sue minime dimensioni, è a tutti gli effetti soggetta alle norme di tipo sanitario per gli ambienti di produzione e per gli animali allevati, a quelle relative all’identificazione e registrazione dei bovini, a quelle relative alla legislazione alimentare. «L’applicazione di tutta questa normativa – precisa - ha sulle nostre imprese un impatto pesantissimo. La stessa normativa è applicata alle aziende della pianura, dimensionate in maniera totalmente diversa con numeri aziendali che possono permettere l’assorbimento dei costi amministrativi di puntuale adeguamento alle norme vigenti. La struttura dei costi dell’azienda agricola valdostana, non può permettersi di assorbire il costo di un impiegato che segua l’applicazione delle norme dal punto di vista amministrativo».
Per Henriet è fondamentale prevedere una maggior compensazione per le superfici poco accessibili ed in pendenza. L’Arev, in particolare, chiede di aprire un tavolo di lavoro che si faccia carico di adottare le norme statali e comunitarie alla realtà produttiva della piccola regione autonoma come, ad esempio, si è già fatto per le norme relative alle caratteristiche del latte destinato alle lavorazioni tradizionali, cioè fontina e fromadzo. Henriet un importante atout da giocare è il nuovo marchio «Saveurs du Val d’Aoste». «Sicuramente – conclude – può aiutarci ad ottenere una miglior remunerazione delle produzioni primarie. Il mercato interno sicuramente non è ancora saturo. Potrebeb anche essere utile intervenire nei settori commerciali di distribuzione e di somministrazione con accordi di filiera e norme che regolamentino la commercializzazione del prodotto locale che deve essere tutelato e identificato chiaramente rispetto a quello nazionale od estero». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 22 ottobre 2008)

28 ottobre 2008

Albert Lanièce: per le nuove povertà occorre anche un'azione preventiva (2)

Seconda parte dell'intervista all'assessore alla Sanità Albert Lanièce. La prima parte la potete trovare qui.

Sempre nel programma elettorale era evidenziata la vostra intenzione di ampliare il concetto di politiche sociali, includendo in esso, oltre agli interventi di carattere assistenziale, tutto il complesso mondo delle politiche a sostegno dell’individuo e della famiglia. Può darci un esempio di questo?
Un primo esempio di aiuto consiste nel prevedere sostegni alle famiglie numerose, cioè con più di quattro figli. E’ un intervento che abbiamo allo studio proprio in questi giorni. Una prima ipotesi consiste nel prevedere una serie di convenzioni con enti che permettano sconti particolari. Stiamo anche pensando di regionalizzare il Centro per la famiglia di Aosta per metterlo a disposizione di tutto il territorio. Può diventare un aiuto alle famiglie giovani sotto forma di corsi o di sostegno nei momenti più critici.

Una delibera regionale dell’agosto 2007 stabilisce gli standard per le strutture per anziani. Fissa gli aiuti per la ristrutturazione degli edifici e per la formazione del personale e riguarda ovviamente le strutture pubbliche. Quali attenzioni prevedete per le case di riposo private?
Proprio nei giorni scorsi abbiamo approvato la delibera che rende operativo quel provvedimento quadro. Per quanto riguarda le strutture private in un incontro informale con i responsabili abbiamo chiarito la nostra intenzione di venire incontro alle eventuali esigenze che dovessero manifestare simili strutture per l’adeguamento agli standard con i quali è possibile ottenere l'accreditamento. Anche le strutture pubbliche, cioè le microcomunità, saranno oggetto di una intensa attività di ristrutturazione in modo da potenziarle. Nasceranno anche nuovi CEA, Centri educativi assistenziali per disabili. A Hône, Gressan e Morgex.

A che punto siamo con l’attuazione del piano di zona?
Nella fase della raccolta dati che, una volta terminata, conosciuti in maniera più chiara i bisogni dell’utenza, ci permetterà una migliore pianificazione dei servizi sul territorio regionale. Sarà una fotografia fedele dell’attuale situazione socio-sanitaria.

Il programma parla di un nuovo impianto normativo della legge regionale sulla disabilità. Cioè?
Si tratta di dare piena applicazione alla legge regionale numero 14 del 2007.

Ampliamento ospedale: qual è la situazione?
La ristrutturazione dell’attuale struttura procede. Per fine anno saranno terminati il nuovo pronto soccorso e i locali che ospiteranno la radioterapia. Nella tarda primavera sarà pronto il bunker per la cella a torre lineare per la radioterapia che attiveremo, finalmente, come servizio per la fine del 2009. Vanno avanti anche tutte le procedure per la ristrutturazione di altre parti dell’ospedale come quella denominata “triangolo”. Per l’ampliamento ad est si stanno definendo le procedure in modo da dare il via alla fase operativa e questo comprende anche la sottoscrizione dell’accordo di programma con il Comune di Aosta.

Come ci si trova a fare l’assessore sub-judice?
Sono sereno. Non mi pongo il problema della durata del mio incarico e cerco di lavorare con il massimo dell’impegno.

Quattro seminari specialistici per le Pmi valdostane

Struttura Valle d’Aosta S.r.l in collaborazione con l’Assessorato Attività Produttive e con Confindustria Valle d’Aosta dedica alle Piccole e Medie Imprese valdostane 4 seminari specialistici al fine di illustrare ed affrontare nello specifico alcune tematiche di forte attualità. Con l’ampliamento del campo di applicazione della normativa antinfortunistica, rispetto alla disciplina precedente, il TU D.Lgs. n. 81/2008, provvede al riassetto delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, riordinando e coordinando le stesse in un unico testo normativo ed introducendo, altresì, una serie di rilevanti novità finalizzate al rafforzamento delle misure antinfortunistiche. Tutti i seminari sono pomeridiani dalle 14,30 alle 18,30. Il primo è oggi. Mi scuso con i visitatori del blog se lo diffondo con un po’ di ritardo.

Martedì, 28 ottobre
«La Responsabilità penale dei datori di lavoro in tema di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori alla luce del D. Lgs. 9 aprile 2008 n. 81».
Relatori: Avv. Nilo Rebecchi (Ordine degli Avvocati di Aosta), Avv. Giovanni Borney (Ordine degli Avvocati di Aosta) e il Dott. Pasquale Longarini (Pubblico Ministero Procura della Repubblica del Tribunale di Aosta)

Venerdì, 31 ottobre
«Gli Aspetti Tecnici in materia di Sicurezza,esplicazione sulle competenze dei diversi organi di controllo»
Relatori: Giuseppe Zucconi, coordinatore regionale Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza AIAS, Agostino Roffin, responsabile sicurezza del Servizio di sicurezza del Lavoro dell’ USL e la geologa Elisabetta Ferro, responsabile Contarp Inail di Aosta e Torino

Testo Unico D.Lgs. n. 81/2008 & D.Lgs. n. 231/2001
«Responsabilità degli enti e delle società»
Il nuovo TU 81/2008 sulla sicurezza ha previsto che il D.Lgs. n. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti e delle società si applichi anche a questa materia: le società che adotteranno i modelli organizzativi potranno però essere esentate dalla responsabilità penale oggettiva.

Lunedì, 24 novembre
«Responsabilità “penale” delle imprese con riguardo agli infortuni sul lavoro alla luce dei D. Lgs. N. 231/2001 e n. 81/2008. Modelli organizzativi di prevenzione della responsabilità delle imprese».
Relatori: Avv. Nilo Rebecchi (Ordine degli Avvocati di Aosta) e Prof. Avv. Fabrizio Cassella (Professore di Diritto Pubblico comparato, Università della Valle d’Aosta e Facoltà di Giurisprudenza Università degli Studi di Torino)

Regolamento (CE) REACH
«Uso delle sostanze chimiche»
Il Regolamento, entrato di recente in vigore, sostituisce attraverso un unico testo normativo buona parte della legislazione comunitaria in materia di sostanze chimiche e introduce un sistema integrato per la: registrazione, valutazione,
autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche prodotte o importate nel territorio dell’UE.

Giovedi, 20 novembre
«Il Regolamento REACH (CE) sulle sostanze chimiche n. 1907/2006».
Relatore: Dott.ssa Silvia Nidasio, consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione – INAIL sedi di Aosta e Torino

Le imprese interessate a partecipare ai seminari sono invitate a compilare il Coupon di Adesione e ad inviarlo, almeno 3 giorni prima del seminario a cui
intendono partecipare, alla segreteria organizzativa via fax al n. 0165-305.540 oppure via e-mail all’indirizzo pepiniere@svda.it . Le adesioni verranno raccolte in ordine cronologico fino ad esaurimento posti.

27 ottobre 2008

Albert Lanièce: per le nuove povertà occorre anche un'azione preventiva (1)

Completo il mio ciclo di interviste alla nuova giunta ponendo alcune domande al neo-eletto assessore alla Sanità e Politiche sociali Albert Lanièce. L'intervista, come sempre, è stata divisa in due parti.

Federalismo fiscale: avete provato ad ipotizzare uno scenario in cui il welfare regionale potrebbe avere meno risorse delle attuali?
Premesso che la sanità è una nostra competenza primaria va detto che, per ora, il governo ha garantito che nel 2009 non ci saranno tagli. Proprio in questi giorni sono in corso delle riunioni a livello ministeriale sui LEA, i livelli essenziali di assistenza, in pratica i servizi che devono essere erogati dall’Usl. Su questo si sta discutendo parecchio e potrebbero essere rivisti. Come regione per ora stiamo aspettando che il governo faccia più chiarezza sulla materia. Tuttavia non va dimenticato che esistono anche i LEA regionali e certi servizi possono essere integrati, come già attualmente avviene ad esempio con l’agopuntura, normalmente erogato in ospedale. Sono comunque convinto che sulla materia sanitaria non si verificheranno grossi stravolgimenti.

E’ in forte crescita il fenomeno delle nuove povertà anche in Valle d’Aosta. Quali misure intendete mettere in campo… Nel programma elettorale, ad esempio, si evidenziava l’intenzione di studiare formule di microcredito alle famiglie in difficoltà, restituibile con forme di prestazioni lavorative.
Il quadro ci è purtroppo noto da tempo ed era presente nel programma di maggioranza. Cresce il numero delle persone anziane con grosse difficoltà economiche, aumentano gli invalidi, gli immigrati, le famiglie monoparentali. Senza contare la forte crescita dell’indebitamento famigliare che oggi interessa in maniera sempre più rilevante anche il ceto medio, soprattutto se lavora soltanto uno dei coniugi. Anche se iniziamo a riscontrare difficoltà in famiglie
dove entrambi i genitori lavorano. Se si sommano affitto, mutuo da pagare per l’auto il peso cresce e rischia di diventare insostenibile. Noi comunque stiamo monitorando attentamente il fenomeno in quanto a breve vorremmo proporre delle nuove soluzioni.

Interventi principalmente di tipo creditizio…
Il microcredito è un tipo di risposta interessante, anche se devo rilevare che sono pochissime le regioni italiane ad aver approvato un simile provvedimento. La prima è stata il Lazio. Tuttavia accanto all’assistenza economica credo che, risolti i problemi del breve termine, sia indispensabile iniziare a ragionare sull’avvio di attività preventive. Ragionare sul lungo termine e chiedersi quali siano le misure che possono, non dico prevenire completamente ceret situazioni, ma evitare di farle in maniera incontrollata, facendo crescere il numero delle nuove povertà. Non posso non notare infatti come il fenomeno sia stato scatenato dalla società dei consumi. Le famiglie del ceto medio sono bombardate da continui messaggi. Esiste un problema di cultura che rende difficile rompere questo circolo vizioso. Occorre però un cambio di mentalità soprattutto per quanto riguarda i ragazzi che più di tutti inducono le famiglie a spendere. E’ un ragionamento che prima o poi andrà messo in agenda perché non si potrà sempre intervenire con il nostro welfare che, per quanto sia in grado di garantire molto, costa anche molto. Dobbiamo in coscienza chiederci fino a quando questo sarà possibile e agire di conseguenza… (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 16 ottobre 2008)

Soeur Emmanuelle: la ricchezza della povertà (2)

Prosegue la pubblicazione dell'intervista che ho fatto in Valle d'Aosta a Soeur Emmanuelle nel 2000. La prima parte la potete trovare qui.

La remissione del debito è uno dei punti forti di questo Giubileo. Lei che ha avuto un’esperienza diretta della vita di queste nazioni in gravi difficoltà cosa ne pensa. Sarà uno strumento realmente efficace?
E’ un primo passo. Il problema essenziale dei paesi in via di sviluppo è quello del dialogo Nord-Sud. Perché come diceva don Helder Camara comprateci il caffè a un prezzo giusto e noi non avremo bisogno del vostro aiuto. Il problema è che i paesi ricchi pagano le materie prime a dei prezzi ridicoli e poi vogliono aiutare i paesi poveri che le producono. Non aiutateci, comprateci i prodotti ai prezzi giusti. Il petrolio, ad esempio, i paesi del terzo mondo si sono uniti contro
Europa e America e sono riusciti a imporre i loro prezzi. Hanno sicuramente esagerato, ma quando non c’era l’Opec il barile, se mi ricordo bene, si pagava meno di un dollaro. Un prezzo inaccettabile. Lo stesso potrebbe accadere per il cotone, o per le banane e questo accadrà perché i paesi ricchi non vogliono pagare in maniera equa le materie prime. Non è sufficiente togliere i debiti. Se si tolgono i debiti e si continuano a pagare in maniera insufficiente i prodotti che provengono dal terzo mondo si mantengono questi paesi nella povertà. Il problema è arrivare a convenzioni internazionali del commercio più giuste.

Lei parla di un problema di dialogo fra Nord e Sud. E’ un problema che sembra esistere anche tra le religioni. Nonostante gli appelli del Papa al dialogo e al ispetto soprattutto i rapporti con l’Islam, da una certa parte di mondo cattolico, sono visti con preoccupazione. Cosa ne pensa?
Il Papa insiste enormemente sull’ecumenismo. Io ho conosciuto l’inizio del secolo, essendo nata nel 1908. In quel periodo era vietato a un cattolico entrare in una chiesa protestante o ortodossa. Era molto difficile avere dei contatti fra persone di religioni diverse. Quando ho voluto andare a conoscere Atenagoras, il patriarca greco-ortodosso di Istambul, ho avuto delle difficoltà. Una religiosa cattolica non poteva andare a visitare un patriarca ortodosso. Ho ottenuto il permesso perché Mons. Roncalli in quel momento era vicario apostolico a Istambul e lui era già
molto aperto, ma altri no. Oggi fortunatamente la situazione è diversa. Io sono cattolica e credo che la religione cattolica è quella che ha ricevuto la rivelazione diretta da Gesù Cristo, ma ho molta stima e ammirazione per i miei fratelli e sorelle protestanti, ortodossi, ebrei, buddisti e mussulmani e ho trovato nella religione mussulmana come in quella buddista alcuni raggi di luce e di verità, anche se per me è nella religione cattolica che la verità è offerta tutt’intera.
Bisogna però fare attenzione al relativismo: non si può dire che tutte le religioni siano uguali. Ma rispettiamoci, amiamoci e marciamo mano nella mano.

Nel libro «Jesus tel que je le connais» lei parla della relazione con gli altri come dell’altro sacramento…
Per me la base dell’essere umano è la relazione: non siamo degli animali. La bestia non ha delle relazioni con altre bestie, non si vedono delle pecore che si guardano, che condividono il pascolo.Non si preoccupano dell’altro. Ora l’uomo quando è seduto e mangia e qualcuno ha fame naturalmente va a offrirgli quello che mangia. La relazione, il rapporto degli uomini tra di loro è il senso medesimo della natura umana.

Fare come lei, lasciare tutto, è sempre più difficile in questa società moderna?
Io non ho mai detto di lasciare tutto. Non è questo il problema. Bisogna condividere. Per esempio ho degli amici finanzieri. Sono molto ricchi, ma non devono lasciare le loro banche. Non è necessario che le lascino, al contrario possono essere molto utili. E’ necessario che ci siano delle banche. La questione è che quando si è raggiunta un’importante posizione economica, quando si è a capo di un’industria importante, ci si deve preoccupare degli altri, a partire dai propri
dipendenti.

Siamo alla fine del Giubileo. Qual è secondo lei lo spirito di questo evento e che cosa resterà lei?
Ho assistito ad altri giubilei nel secolo scorso, ma posso dire che questo, grazie all’opera di Giovanni Paolo II, ha avuto una risonanza straordinaria. Ero ad agosto a Roma in mezzo ai due milioni di giovani. E’ stato qualcosa di veramente straordinario. Ho avuto modo di parlare a molti di loro e molti mi hanno detto che questo incontro ha realmente cambiato la loro vita e che ora hanno capito che essere cristiani è veramente qualche cosa di bello e di grande e che questo implica che ci si occupi degli altri, che si viva più nella giustizia e nella condivisione e credo che il Giubileo resterà come un ideale di amore verso Dio e di amore verso i fratelli. Ora il Papa ha insistito enormemente su questa civilizzazione dell’amore e sono convinta che del Giubileo rimarrà una specie di profumo, di desiderio, d’ideale che raggiungerà soprattutto i giovani, finalmente convinti che è possibile vivere sulla terra seminando e perseguendo l’amore di Dio e l’amore dei fratelli.

26 ottobre 2008

Soeur Emmanuelle: la ricchezza della povertà (1)

«Una donna di fede e una donna di azione che aveva fatto dell’amore per i diseredati e per i poveri la missione della sua esistenza ». Così il Presidente del Consiglio Alberto Cerise ha voluto rendere omaggio a Soeur Emmanuelle deceduta domenica notte all’età di 99 anni.
Le strade di Suor Emmanuelle avevano incrociato quelle della nostra regione nel 2000 quando il Consiglio regionale aveva assegnato alla suora, in occasione della premiazione della donna dell’anno, la menzione di «Donna del secolo », motivando così la nomina: «Un’avventura umana capace di risvegliare e provocare gli animi, di squarciare il velo opaco del già visto e già inteso, al di là di ogni fede e ogni convinzione politica. Un esempio splendido d’amore che va al di là di ogni frontiera e differenza». In quell’occasione per il Corriere della Valle ho avuto l’occasione di fare una lunga intervista alla religiosa che oggi con piacere riporto sul numero di questa settimana e che offro anche al popolo della rete, divisa in due puntate. Il tema non è economico, ma l'attenzione agli altri, la generosità, l'altruismo, la felicità vera sono beni di cui davvero ci sarebbe bisogno di una produzione industriale.

Che cosa ha pensato quando hanno scelto il suo nome per essere premiata come Donna dell’anno?
Sono rimasta stupita perché in Italia sono stata chiamata pochissime volte. Mi sono chiesta perché gli italiani volessero premiare Soeur Emmanuelle, straccivendola del Cairo.

Ha ancora dei legami con le Bidonvilles egiziane?
Sono appena tornata. Un mese fa ero lì. Le tre bidonvilles, dove ho vissuto per 22 anni, sono per me i luoghi più meravigliosi del mondo. Lì l’uomo non ha niente perché vive in capanne. Anzi in effetti devo dire che vivevano in capanne. O meglio, dovrei dire viveva poiché ora che abbiamo
terminato la nostra opera ha finalmente degli alloggi. Non ci sono negozi, cinema, nulla di ciò che interessa all’Europa o all’America, ma, secondo me, in realtà c’è tutto poiché le persone vivono tra di loro relazioni fraterne. In una bidonville tutti si conoscono. Le porte sono sempre aperte. Non ci sono tre serrature come in Francia per difendere la propria casa. In Occidente non ci si conosce da condominio a condominio, mentre là tutti si guardano in viso, tutti si sorridono.

In uno dei suoi libri lei ha scritto che l’amore più che sentimento è soprattutto azione. Oggi potremmo dire che di questa azione sembrano avere sempre più bisogno le società ricche dove sembra esserci sempre più povertà anche se è una povertà tutta particolare…
E’ una buona domanda. E’ esattamente quello che penso. In proposito sto scrivendo un libro:«Richesse de la pauvreté » (Ricchezza della povertà) dove spiego che la ricchezza talvolta «svalorizza» l’uomo, gli fa perdere la sua essenza umana cioè quella di essere fratello degli altri uomini, perché siamo fatti dello stesso sangue e della stessa carne, mentre la povertà dà all’uomo la sua essenza completa d’uomo. Senza la continua ricerca della ricchezza, o dei piaceri, l’uomo si apre naturalmente ai fratelli. La ricchezza sfortunatamente arriva sovente a far perdere all’uomo quello che ha di più prezioso: quell’amicizia, quell’apertura, quel cuore, quello spirito che lo porta ad aprirsi verso gli altri. Devo ammettere di essere rimasta estremamente colpita dal fatto che nelle tre bidonville dove non c’era nulla, salvo delle capanne ottenute da vecchi bidoni bucati, non c’era nessuna comodità eppure si rideva molto, tutti si conoscevano, ci si amava tanto. La vita lì non era veramente una vita sfortunata. Nel 1983 sono tornata in Europa e ho trovato tutti che si lamentavano. Fra gli straccivendoli nessuno si lamenta. Si prende la vita così com’è. Qui sento tutti che borbottano per i più svariati motivi: il marito, i bambini, il lavoro, l’auto, la benzina, le tasse, il governo. La gente non è felice, non sta così bene come i miei poveri nelle bidonville e allora mi sono posta un problema. Che cos’è e dov’è la felicità dell’uomo? E sono giunta alla conclusione che proprio là dove non c’è niente l’uomo sembrerebbe più felice perché è uomo fino in fondo, libero di vivere relazioni semplici, fraterne, quotidiane, disponibili verso gli altri uomini. (continua)

Testimoni: Ernesto Olivero e Soeur Emmanuelle

Anche questa settimana vi propongo il mio fondo pubblicato sul Corriere della Valle.

E’ una settimana particolare quella che ho vissuto. Mi sono trovato a interrogarmi su cosa significhi testimoniare la propria fede. Venerdì la mia strada ha incrociato quella di Ernesto Olivero. Quaranta minuti di intervista a un personaggio per il quale Madre Teresa di Calcutta ha speso parole di lode impressionanti. «Ernesto Olivero – ha scritto in una lettera - merita il Nobel per la Pace perché è buono, un uomo qualunque, buono nel profondo, da sempre». «Una bontà così disarmante – si legge ancora - da incutere rispetto anche ai più forti, anche ai più feroci. Così disarmante da trasformare, grazie all’aiuto dei soci-collaboratori e di migliaia di volontari, un Arsenale di guerra in un Arsenale che produce pace, «bombe» di pace. «Bombe» da lanciare nei momenti di guerra più sanguinari: Iraq, Libano, Somalia, Ruanda... «Bombe» da lanciare in Paesi nei quali la pace esiste ma solo per chi se la può permettere. Come in Brasile». Olivero sa leggere la propria vita nella filigrana del Vangelo. Continuamente. Convince perché sa voler bene. E dice senza mezze misure che ai giovani occorre parlare chiaro. Parla di regole in una società che non le ama. Non ha una ricetta speciale, un segreto. Spesso nel suo intervento accanto alle citazioni evangeliche emerge improvviso un invito al buonsenso. E non dimentica noi adulti che, oggi, siamo spesso l’anello più debole, incapaci di reggere il peso di essere da esempio alle nuove generazioni. Olivero è anche duro nei toni, ma mai autoritario. Sicuramente autorevole, credibile. Percepisci che lui è disposto a starti vicino e che non ti abbandonerà mai, come quel giovane che vent’anni fa’, condannato a morire di Aids, all’Arsenale doveva trascorrere soltanto i suoi ultimi quindici giorni sereni di vita, fuori da una cella, su richiesta di un magistrato caritatevole, e che, oggi, è un volontario, ancora all’Arsenale. E poi lunedì la scomparsa di Soeur Emmanuelle. Il ricordo va indietro negli anni. E’ il 2000. Un sabato mattina di dicembre a St-Vincent, nell’atrio del Gran Hôtel Billia. La incontro per un’intervista che ritrovate in questo Corriere (e anche in questo blog ndr). Per il premio donna dell’anno le hanno dato la menzione speciale «Donna del secolo». La chiacchierata dura quasi un’ora. Un vero dono dell’Avvento. Un mini-ritiro su ciò che più conta nella vita. Oggi ho ancora impresso nella memoria il suo commento sul Giubileo. «Il Papa – mi dice - ha insistito enormemente su questa civilizzazione dell’amore e credo che del Giubileo rimarrà giustamente una specie di profumo, di desiderio, d’ideale che raggiungerà soprattutto i giovani, cioè la certezza che è possibile vivere sulla terra seminando e perseguendo l’amore di Dio e l’amore dei fratelli». Anche qui la capacità di amare e di voler bene. Null’altro ci è chiesto. Ma non è poco. Riflettendo su entrambe queste figure, mi è tornato alla mente un passaggio degli ultimi orientamenti pastorali. «Tutto – scrive Mons. Anfossi - dipende da come ognuno di noi vede se stesso nel mondo che abita. Se vede se stesso segnato dalle imperfezioni, dalla debolezza e dalla fragilità della condizione umana non sbaglia, certo. Deve però scoprire nel terreno della sua vita il seme gettato dal padrone del campo, pronto a fruttificare, e leggervi dentro un promessa di eternità».
Insomma vocazione e trasmissione della fede. Sono questi i due temi sui quali il Vescovo chiede il nostro contributo e su cui si sono concentrate, con una particolare attenzione ai giovani, le ultime lettere pastorali. Vi invito a riflettere su questi temi, magari in piccoli gruppi, all’interno delle parrocchie o delle associazioni. Vi invito a scrivere le vostre riflessioni inviandole al Corriere o direttamente al Vescovo. Tutti abbiamo qualcosa di bello da raccontare. Fosse anche soltanto il nostro semplice dire che siamo ancora qua. Che siamo ancora nella Chiesa. E’ dal nostro persistere nella fede che possiamo trovare il coraggio di prendere il largo e dire ai fratelli la gioia del Vangelo. (Pubblicato sul Corriere della Valle del 23 ottobre 2008)

25 ottobre 2008

Messaggi in bottiglia - 17: Il rischio fallimenti secondo la Cgia di Mestre

Nuova indagine della Cgia di Mestre, questa volta sul rischio fallimenti. Tra il 2002 e il 2008, secondo la ricerca, l’indebitamento delle imprese italiane è cresciuto del 51,2%. L’importo medio per impresa è a livello nazionale pari a quasi 176.000 euro. Complessivamente le imprese sono indebitate per 916,3 miliardi di euro. Guidano questa speciale classifica le aziende della provincia di Milano con un indebitamento medio pari a quasi 419.500 euro. Per saperne di più e conoscere anche il dato di Aosta cliccate qui dove potete trovare il documento integrale da scaricare. Buona lettura per il fine settimana. Ammesso che sia davvero una buona lettura... Forse è meglio aspettare lunedì...

Alberto Cerise (Presidente del Consiglio): «registro nell'assemblea un clima costruttivo» (2)

Seconda parte dell'intervista al Presidente del Consiglio regionale Alberto Cerise(Uv). La prima la potete trovare qui.

Mi collego a quest’ultimo passaggio. Lei nel suo discorso di esordio ha detto che «La Comunità si aspetta da parte di questa Assemblea delle risposte concrete, in particolare per allontanare le incertezze che sovente condizionano la qualità della vita». Ma in merito a questo che cosa può fare un Presidente del Consiglio?
Il consiglio regionale deve essere molto attento, a cominciare dall’ufficio di presidenza, a fare sì che si sia davvero i protagonisti dei bisogni della gente. Se ci sono dei problemi l’assemblea consiliare deve dare il suo contributo per risolverli. Mi riferisco a lavoro, casa, redditi equi, salute. Tutti devono dare il loro contributo.

Uno degli aspetti sempre problematici è fare in modo che i singoli consiglieri possano esercitare l’attività legislativa. Ha qualche idea in proposito?
Io credo che nella nostra regione si sia riusciti a dare a tutti consiglieri tutto quello che può rivelarsi utile non soltanto dal punto di vista strutturale o logistico, ma anche in termini di assistenza, ad esempio il fatto che l’ufficio legislativo sia a disposizione del singolo consigliere per meglio definirel’articolato di una legge, per fare una ricerca… Bisogna però ancora rimuovere la convinzione sbagliata di molti consiglieri che la legge possa essere proposta soltanto quando c’è un minimo di possibilità di farla approvare o quando si vuol dare un segnale forte per motivi di visibilità, considerando invece come un fallimento politico o una cosa inutile proporre leggi che non vengano approvate dal Consiglio regionale. Non avviene così in Parlamento. Chi fa parte di un’assemblea legislativa se pensa che una legge possa essere buona sa che è suo dovere presentarla. Al di là dei giochi delle maggioranze o delle minoranze.
Tuttavia in più di una legislatura ho visto che se un’idea è buona può venire ripescata sotto altra forma.

Una funzione di stimolo…
Sì, ma molto più costruttiva di quello che avviene banalmente con un’interpellanza.

Quali differenze vede tra questa legislatura e la precedente?
La differenza principale è il clima. E’ la fase storica che costringe il Consiglio regionale nel suo insieme ad essere più responsabile. Tutte le incertezze della società moderna, le trasformazioni in seno allo stato italiano del quadro istituzionale...

Il federalismo fiscale dovrebbe essere uno dei grandi temi del Consiglio…
Certamente. Anche se, in questo momento, stiamo procedendo in senso inverso rispetto all’aggregazione europea. Per l’Ue l’economia era l’elemento equiparante, nel nostro caso è invece quello discriminante. Il problema di fondo è però che non si è ancora valutato bene tutte le ricadute normative e che troveranno forma e contenuto attraverso una serie di decreti che devono essere ancora concepiti. E le assemblee legislative saranno sottoposte ad un tour de force particolarmente intenso che richiederà un lavoro il più possibile comune. E questo dovrà essere preceduto da un’attenta analisi della situazione per valutare la divisione delle competenze fra Stato e Regione. Ci sono perciò delle sollecitazioni che arrivano dal mondo esterno che non permettono al Consiglio regionale di distrarsi.

24 ottobre 2008

Messaggi in bottiglia - 16: 20.000 visitatori

20.000 visitatori. Una soglia simbolica importante per una piccola nave corsara come il mio blog che tra pochi giorni (per la precisione il 13 novembre) compirà un anno di vita. Un'esperienza in cui mi sono lanciato per sperimentare un nuovo modo di comunicare, per ampliare anche la risonanza del mio lavoro sul Corriere della Valle (penso ad esempio alla scelta di pubblicare on line i miei editoriali, anche se non di argomento prettamente economico, e di aprirmi al confronto), alla ricerca di nuovi lettori, cercando di prepararmi ad un futuro in cui l'on line sarà la principale forma di comunicazione e il cartaceo avrà un ruolo marginale o, comunque, i due media dovranno forzatamente dialogare e fare sistema. Una formazione fatta in solitaria, ritagliando qualche ora serale, convinto che non si smetta mai di imparare.
Oggi però non è tanto il tempo delle celebrazioni.
Approfittate di questo post per dirmi che cosa vi piace di più e che cosa di meno di quanto proposto fino ad ora. Cosa manca e cosa preferireste non ci fosse.
Sono ben accolti anche suggerimenti legati al mio impegno al Corriere.

L'Università valdostana in collaborazione con l'Ivat ha attivato un laboratorio sul patrimonio artigianale locale

Presentare il «Progetto Museo» inteso non solo come luogo di conservazione, ma come polo di ricerca, valorizzazione, divulgazione e didattica del patrimonio, attraverso l'analisi dei beni culturali di interesse demo-etno-antropologico e artigianale, nonché di natura materiale ed immateriale che concorrono a formare l'identità individuale e collettiva. E’ questo uno degli obiettivi del laboratorio «Il patrimonio artigianale locale: tutela, valorizzazione e didattica» attivato presso il terzo anno del corso di laurea in Scienze dell’Educazione ai beni ambientali e culturali dell’Università della Valle d’Aosta – Université de la Vallée d’Aoste, in collaborazione con l’Ivat VdA.
Condotto da Nurye Donatoni, conservatore - responsabile museale del Mav, il futuro Museo dell’Artigianato Valdostano di Tradizione, in fase di allestimento a Fénis e di prossima apertura, il percorso alterna ore teoriche a esercitazioni pratiche e presterà particolare attenzione alla realtà artigianale regionale, che sarà confrontata con le zone alpine limitrofe (ad es. Francia e Svizzera). Il programma del corso prevede, inoltre, visite guidate a mostre e a sedi museali, con il coinvolgimento di diverse figure professionali che collaborano all'interno del Mav. Tra le finalità del corso, infatti, quella di formare i ragazzi in previsione di eventuali lavori di tirocinio e di stage presso il Museo.
«La collaborazione con l’Università della Valle d’Aosta – precisa il Presidente dell’Ivat, Rudi Marguerettaz - si inserisce in un progetto culturale di largo respiro che l’Ivat ha intrapreso da diverso tempo e che vedrà la prossima apertura del Mav quale punto di riferimento dell’artigianato, in cui si ritrovino i tratti caratteristici del patrimonio culturale valdostano. Il percorso attivato con l’Università si inserisce in questo contesto. Il Mav, infatti, è stato concepito come luogo di ricerca e sperimentazione, oltre che di conservazione e salvaguardia dei manufatti artigianali locali: il coinvolgimento dei giovani studenti, che potranno trovare in futuro anche una posizione di collaborazione lavorativa con il Museo, va in questo senso».
Il corso, che si svolgerà nel primo semestre, è iniziato il 16 ottobre e terminerà alla fine del mese di gennaio 2009.

Rgb «expert partner Lexmark» contro la concorrenza cinese

Il mercato si semplifica, con un sempre minor numero di soggetti, e le alleanze diventano strategiche per poter proseguire la propria attività. E’ questo, in estrema sintesi, il ragionamento fatto dall’ ad Giusy Barnava che con la sua Rgb, nel complesso «Les Arcades» di Pont-Saint-Martin, ormai dal 1992, opera nel settore della rigenerazione di nastri e cartucce per stampanti. Riflessioni che hanno portato ad un accordo, sottoscritto nei giorni scorsi, con la Lexmark International, azienda leader nello sviluppo, produzione e commercializzazione di soluzioni per la stampa, che, per la prima volta sbarca sul territorio regionale. Rgb sarà così una dei 60 «expert partner» Lexmark italiani, commercializzerà cinque modelli di «soluzioni stampa» Lexmark, mantenendo comunque il suo business iniziale, mel settore della rigenerazione (non solo del marchio Lexmark). «Sono particolarmente contenta – spiega l’amministratore delegato di Rgb - di aver raggiunto questo importante risultato. Questo accordo per la nostra società rappresenta sicuramente un salto di qualità, anche in termini di fatturato».
L’azienda di Pont-Saint-Martin, operante sia nel settore della pubblica amministrazione che in quello privato anche al di fuori dei confini regionali, viene infatti da un 2007 molto difficile. «La Cina – prosegue - è entrata di forza nel settore della rigenerazione con prodotti a bassissimo prezzo, ma anche di qualità molto scadente riducendo le nostre quote di mercato e danneggiando pesantemente l’immagine della rigenerazione. Fortunatamente a distanza di alcuni mesi molti clienti stanno ritornando sui loro passi e nel 2008 contiamo di assestarci nuovamente intorno ai 220.000 euro di fatturato. Livelli che ovviamente non ci soddisfano ancora, ma sui quali, grazie all’alleanza con Lexmark, sarà possibile costruire un futuro aziendale L’obiettivo che ci siamo prefissati per il 2009 è quota 400mila».
In particolare l’accordo prevede che Giuseppe Biscaldi, responsabile per la Lexmark di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria seguire direttamente Rgb nel nuovo progetto «print less save more», cioè «ridurre l’impatto ambientale mentre si utilizza una stampante laser multifunzione». Ad illustrare il progetto il direttore Marketing di Lexmark Pietro Renda che ha spiegato in occasione della presentazione ufficiale dell’accordo come, da studi condotti da professionisti di Lexmark, sia possibile comprendere quali siano le aree migliorabili delle aziende, in particolare evidenziando le concrete possibilità di risparmio nella produzione di documenti cartacei e digitali con risparmi fino al 30% dei costi annui. Quello che in azienda viene definito il principio delle «4R»: ridurre, riutilizzare, riciclare, recuperare. Attenzione molto vicina a quello che da più di quindici anni è il core business della Rgb. «Abbiamo ritenuto la Rgb la migliore candidata nel mercato locale - ha spiegato Renda -. In futuro ci aspettiamo possa diventare anche sede di uno showroom per le dimostrazioni». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 15 ottobre)

Alberto Cerise (Presidente del Consiglio): «registro nell'assemblea un clima costruttivo» (1)

Questa settimana tocca al Presidente del Consiglio regionale Alberto Cerise descrivere questi primi mesi di attività, particolarmente agitati, del Consiglio regionale. Il nuovo Presidente, messa alle spalle l’esperienza in Giunta, più di tipo esecutivo, ci racconta come sta interpretando questo nuovo ruolo. L'intervista che propongo on line in due puntate, oggi e domani, è la stessa che molti di voi avranno già letto sul Corriere della Valle d'Aosta del 9 0ttobre. Chi se la fosse persa (male, molto male...) può rimediare sul blog.

«Lavorerò seriamente in modo che ciascun Consigliere possa svolgere il suo mandato all’interno di un Consiglio rispettoso dei ruoli delle differenti componenti istituzionali e, per questo, non essere condizionato né subalterno». Con la questione Lanièce l’avvio dell’attività consiliare non è stata delle migliori… Lei si è trovato di fronte a scenari inusuali… Una questione spinosa…
Lo era molto di più a livello di giunta che non di consiglio. Ad un certo punto sostanzialmente mi sono trovato di fronte a delle semplici equazioni da applicare. C’era una sentenza dalla quale derivavano precise conseguenze. Due decadono e due entrano. La vera complicazione consisteva nel fatto che uno dei due consiglieri ricopriva il ruolo di assessore. Per di più il vero imputato in
tutto questo, alla fine, è stata la legge e il suo modo di essere applicata. In questo senso c’è stata sicuramente una disattenzione da parte dell’Union Valdôtaine. Però anche qualora fosse stata
fatta una verifica prima di presentare le liste sono convinto che Lanièce non sarebbe comunque emerso.

E le schede annullate…?
Io, in quel caso, data la delicatezza della questione ho deciso di attenermi rigorosamente al regolamento. Tutto questo, tuttavia, mi fa dire che alla fine in tutte le forze politiche è prevalsa una scelta di moderazione.

Hanno stigmatizzato la scelta politica…
Sì, ma facendo correttamente le loro considerazioni che possono non essere accolte dalla maggioranza, ma di cui non si possono contestare i toni e i contenuti. Se dovessi fare una scelta di qualità, ad esempio, devo dire che il ragionamento espresso da Gianni Rigo del Partito democratico era estremamente apprezzabile. Lui giustamente invitava la maggioranza a fare la scelta dell’assessore tecnico fino alla fine della legislatura, prescindendo dalle sentenze.
Effettivamente era un ragionamento di buon senso. Questa nomina in attesa della sentenza è infatti un’incongruenza. Non si può dire che non siano argomentazioni serie. Devo però aggiungere che di fronte ad una vicenda così complessa, per le sue implicazioni politiche, per il modo di interpretare questa fase della legislatura, il Consiglio si è comportato molto bene. Il tono del dibattito è stato apprezzabile. Paradossalmente l’intervento più aspro è stato quello di un consigliere di maggioranza: Gabriele Maquignaz. E’ chiaro però che le decisioni prese lasciano ancora dei punti interrogativi.

Passare da un ruolo operativo, come quello dell’assessore, ad uno di rappresentanza come l’attuale che cosa comporta?
In questo mi sono stati utili due momenti diversi della mia esperienza passata. Il primo è quello di essere stato per tanto tempo dirigente regionale, ruolo che mi ha portato spesso ad avere una certa posizione di equidistanza dalle forze politiche. Il secondo è l’esperienza del consigliere. Questo ti permette di meglio capire lo stato d’animo, le attese e le delusioni che può avere chi fa parte di questa assemblea. La vera grande difficoltà è che dopo aver vissuto per sei anni con forti sollecitazioni di tipo esecutivo – confronto continuo con sindaci, bisogni del cittadino da risolvere, esigenze del territorio – oggi ti devi confrontare con sollecitazioni meno personali,
che arrivano dai sistemi, che sono meno impellenti, ma necessitano di uno sguardo in prospettiva. Io lavoro ogni giorno per qualcosa che si svilupperà per il futuro. Ad esempio gli organismi che si rapportano con il Consiglio regionale: dalla Consulta regionale femminile al Corecom, al difensore civico, all’organizzazione dei lavori del Consiglio. E’ necessaria molta attenzione affinché queste attività siano armoniche fra di loro.

23 ottobre 2008

Imprenditorialità in Valle d'Aosta. Vecchi e nuovi operatori. Necessità di un rinnovamento

Per gentile concessione dell'autore riporto sul mio blog un articolo scritto dal Presidente di Valfidi Andrea Leonardi per la pubblicazione che il Consorzio invia periodicamente ai soci. Sono convinto che i contenuti dell'articolo possano essere di interesse per i visitatori del mio blog.

Una indagine di Valfidi ha permesso di stabilire che il tessuto delle imprese associate ai Consorzi di garanzia fidi delle nostra Regione non è mutato negli ultimi quindici anni.
E’ difficile riscontrare attività imprenditoriali radicalmente modificate rispetto al passato. Né sensibili variazioni si apprezzano nelle nuove iniziative.
Sussiste una larga parte di piccole imprese dedite alla produzione, alle prestazioni di servizi, che poggiano la loro organizzazione sulla sola personalità dell’imprenditore. Sussiste una marea di imprese commerciali polverizzate sul territorio, caratterizzate da modeste dimensioni.
Poche sono in verità le aziende che affrontano il lavoro in chiave dinamica.
Poche sono state le aziende che hanno stabilito interrelazioni, sia personali che tecnologiche, per delegare alcune delle funzioni produttive e gestionali ad operatori terzi.
Non si è al passo; si sta perdendo il tempo.
Infatti, la competizione delle imprese non sta più nella sola produzione di beni e servizi o nella semplice commercializzazione al dettaglio.
Ora, oggi, la competizione è anche nell’avvantaggiarsi delle nuove modalità intellettuali, organizzative e tecniche che possono essere sfruttate ovvero attratte da un ambito più vasto di quello della nostra Regione, soprattutto per il tramite di una rete di connessione o mediante contatti che possano portare maggiore dinamismo alle imprese.
Si pensi ad un buon artigiano che sia in grado di creare un prodotto, ma che, per motivi tecnologici, non sia in grado di avviare una produzione seriale. O che, magari, riuscendo in tale intento non sia poi in grado di collocare la produzione nei mercati. O che, in assenza di strategie e di una rete di vendita sia costretto a limitare la produzione.
Si pensi ad un commerciante che limiti la propria attività all’ambito rionale o del solo piccolo paese in cui si è ubicato.
Si pensi ad un artigiano edile, un self made man, che, sebbene sia riuscito ad avviare una buona attività, si sia poi limitato e non abbia fatto ricorso a professionalità estranee all’azienda ovvero abbia mancato l’adeguamento o la sostituzione dei macchinari ed attrezzature obsolete.
Spazio, dunque, alla diversificazione ed alla perspicacia di saper cogliere le occasioni offerte dagli altri operatori e dal mondo professionale ed imprenditoriale esterno.

Non si vuole essere fraintesi.
Si vuole però spingere gli attuali operatori valdostani verso una serie di azioni congiunte atte a creare una integrazione della propria impresa con le esperienze del sistema economico che la circonda.
In tal senso, sarebbe opportuno ispirarsi, almeno, ai tre principi che seguono:

- diversificazione e innovazione dei beni e servizi.
La gran parte dei piccoli imprenditori discende da famiglie di vecchi operatori.
Vero è che essi, nell’avvantaggiarsi delle precedenti esperienze, hanno mantenuto i valori di una attività concreta e tradizionale.
Vero è, però, che i passaggi generazionali avrebbero dovuto portare maggiore vitalità ed innovazione nelle aziende.
Si devono valutare le professionalità esistenti nell’impresa, ma si deve essere anche pronti a declinare a terzi, a personalità diverse dalla proprietà aziendale la conduzione e la materialità di tutte quelle imprese che per mantenere la caratterizzazione ed i ruoli della famiglia proprietaria rischiano di perdere la loro solidità.
Le gestioni devono cambiare, profondamente.
Occorre individuare e valutare nuovi obiettivi. Necessita sfuggire alla monotona produzione o commercializzazione dei soliti beni.

- espansione
L’impresa deve acquisire, in una certa misura, la necessaria dinamicità, per muoversi nella direzione di una crescita costante ed armonica, soprattutto in chiave relazionale.
Non si devono più limitare gli obiettivi delle aziende alla sola massimizzazione del profitto; si deve pensare invece alla configurazione di aziende che, grazie alla organizzazione ed alla funzionalità dei sistemi produttivi, possano mantenersi contemporanee e siano in grado di aumentare le potenzialità di sviluppo.

- capacità di adattamento
L’attività imprenditoriale non può prescindere da un sistema di collaborazioni e di relazioni.
Dovranno essere intraprese azioni non limitate al raggiungimento di un risultato particolare; si dovrà sempre pensare a molteplici alternative, per essere pronti ad adattare la gestione, e dunque i di questa risultati, , alle mutate condizioni ed esigenze di mercato.
In altre parole, si dovrà essere in grado di partecipare al sistema economico, non limitato al solo sistema regionale, rimanendo aperti, in altri termini, a più ampi traguardi, sempre mirando a interscambi di valori.

Per concludere, il punto è quello di mantenere la vocazione imprenditoriale degli attuali operatori, spingendola, però, verso una rinnovata formazione, verso quelle attività culturali specifiche per condurre le imprese in chiave moderna.Non si dovrà investire soltanto in numerario; il capitale dovrà essere anche in termini di professionalità, di investimenti tecnologici, di azioni relazionali.

73 milioni di euro per il teleriscaldamento ad Aosta: ecco una delle grandi opere del prossimo decennio

Oltre settantatre milioni di euro spalmati in cinque anni. L’impianto di teleriscaldamento a servizio della città di Aosta è certamente una delle più importanti grandi opere regionali del prossimo decennio sia per l’impegno finanziario che per l’impatto che avrà sulla qualità ambientale del capoluogo con un riduzione delle emissioni di Co2 stimata in circa 50mila tonnellate. A costruirlo sarà la neonata Telechauffage Aoste srl (Telcha), società con sede a Châtillon, costituta ad hoc per dare vita all’impianto, di cui fanno parte la Compagnia Valdostana delle Acque con una quota del 49 per cento e la Società Energetica Aostana e i Fratelli Ronc, entrambe con il 25,5%. Il 6 ottobre è stato depositato il progetto per le autorizzazioni ai competenti organismi, cioè gli assessorati all’Ambiente e alle Opere Pubbliche, la commissione per la valutazione d’impatto ambientale, il comune di Aosta e l’Arpa. A predisporre la progettazione e lo studio di impatto ambientale Icssea, società del gruppo Sea, che ha già al suo attivo gli impianti di Morgex, San Benedetto del Tronto e Pré-Saint-Didier e sta lavorando ad altri impianti simili in Toscana, Veneto, Piemonte e Basilicata, oltre che Romania. 236 pagine (allegati esclusi) che Pietro Giorgio, amministratore delegato di Sea, sfoglia illustrandoci le peculiarità dell’intervento. «Prima di tutto – osserva l’ingegnere mostrandoci alcune pagine del documento – va evidenziata la diversificazione delle fonti che garantisce l’utilizzo di fonti rinnovabili, efficienza e risparmio energetico e ne fa un unicum a livello italiano. Non è un caso che riceviamo richieste di partnership da tutta Italia per la realizzazione di simili opere. In questo momento stiamo esportando, al di fuori dei confini regionali, il nostro know how». La Centrale di Teleriscaldamento sarà dotata infatti delle seguenti tecnologie: una caldaia a biomassa alimentata a cippato di legna, consentendo così di sfruttare una fonte energetica rinnovabile largamente disponibile sul suolo regionale. In aggiunta alla caldaia è previsto l’installazione di un cogeneratore alimentato a olio diatermico, scaldato dalla caldaia a biomassa stessa, che consente sensibilmente di migliorare il rendimento dell’impianto e di produrre energia elettrica e termica da fonte rinnovabile. A questi si aggiungono altri due cogeneratori a gas metano, in grado di erogare, ciascuno di essi, una potenza elettrica pari all’assorbimento della pompa di calore altro macchinario facente parte della centrale termica. «La pompa di calore che installeremo e che recupera energia termica dalle acque di raffreddamento dello stabilimento siderurgico della Cogne Acciai Speciali – precisa Pietro Giorgio – è un impianto di alto livello tecnologico, ritenuto degno oltretutto di un finanziamento di tre milioni di euro da parte del Por. Attualmente in Italia ne è stato istallato uno simile soltanto a Milano. Una soluzione innovativa che ci permetterà di riscaldare l’acqua della rete di teleriscaldamento fino a 90°, partendo da 15° e mantenendo una buona performance energetica».
Il tutto naturalmente sarà collegato da una rete che dovrebbe estendersi su tutto il territorio comunale per una lunghezza totale di circa 10 chilometri. «Aosta – commenta Giorgio – ha una volumetria pari a 7,1 milioni di metri cubi. Noi contiamo di allacciare circa 5,2 milioni, pari al 72,8%. Si tratta di una stima prudenziale che ci auguriamo per difetto».
La rete sarà suddivisa in dorsali principali e stacchi secondari. I primi sono le tubazioni di diametro maggiore che servono interi quartieri o grandi zone abitate, mentre gli stacchi secondari sono le tubazioni che raggiungono direttamente le singole utenze, e, generalmente, hanno diametri ridotti. «La rete – aggiunge Pietro Giorgio – sarà di tipo ramificata e in parte in cunicolo tecnologico di tre metri di diametro. Una scelta che nasce dalla constatazione che il tragitto del nuovo impianto insisterà per la maggior parte del suo percorso all’interno dell’area monumentale archeologica della città. In questa maniera i cantieri oltre a non imbattersi in reperti romani non impatteranno sulla viabilità cittadina».
Per rendere più fluidi i lavori saranno suddivisi in tre rami in modo che, se in una zona si dovesse trovare qualche impedimento imprevisto, sarà possibile procedere con gli interventi negli altri due. I lavori saranno perciò avviati al Quartiere Dora, in regione Tzamberlet e nella zona del centro. Sul fronte della tempistica il pool di aziende ha le idee molto chiare. «Entro l’inverno del 2009 – conclude l’ad - puntiamo già a dare il calore in alcune case e contiamo di essere a régime nell’arco del già annunciato un quinquennio. Il cunicolo, in particolare, che si estenderà per circa tre chilometri dovrà essere costruito in otto mesi». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 15 ottobre 2008)

22 ottobre 2008

Il Presidente Cossard (ABI) rassicura i risparmiatori valdostani

Sull'ultimo numero del Corriere della Valle ho pubblicato un intervento di Martino Cossard, presidente della Bcc Valdostana e della sezione ABI Valle d'Aosta, da me richiesto. Un testo che lancia un messaggio chiaro ed invita i risparmiatori valdostani ad un atteggiamento più sereno e prudente, senza farsi prendere dal panico. L'intervento segue anche l'incontro della Giunta regionale con il mondo del credito di cui pubblico alcune immagini per illustrare questo post. Leggete qui il comunicato stampa diramato al termine dell'incontro.

La situazione finanziaria internazionale sta attraversando un momento di grande criticità, conseguente ad operazioni creditizie e di finanza evoluta, piuttosto avventurose provenienti particolarmente dagli Stati Uniti d’America.
Le problematiche legate ai mutui “sub prime” erogati da istituzioni americane a fronte di garanzie insufficienti, se non addirittura insussistenti, hanno creato una situazione di grande difficoltà nel momento della mancata restituzione degli stessi.
Tali crediti sono stati cartolarizzati dalle banche titolari ed inseriti in prodotti finanziari offerti sul mercato. Questa situazione ha provocato un notevole impatto sul sistema degli intermediari internazionali, tanto che, con la congiuntura in atto e l’incertezza nel futuro, hanno determinato forti richieste di rimborso da parte dei risparmiatori, creando così la difficoltà delle banche nel far fronte alla liquidità attesa, in assenza di possibili emissioni di prodotti finanziari, che non venivano sottoscritti.
La difficoltà di reperire liquidità sul mercato internazionale, già forte da un po’ di tempo ed aggravata dalle situazioni di cui sopra, hanno determinato problemi di stabilità del sistema bancario internazionale e soprattutto di quello americano, meno protetto rispetto ad altri come quello italiano. Le conseguenze le conosciamo tutti, dallo stato di insolvenza di alcuni intermediari al fallimento di altri, che hanno creato il terremoto finanziario internazionale, in cui sono caduti tutti i paesi, anche quelli più protetti come l’Italia, infatti il mercato della finanza ormai è un mercato globale che investe tutto il mondo. A fronte di tale grave situazione, i governi dei vari paesi sono intervenuti per garantire un futuro all’economia mondiale e più in particolare ad iniziare dagli USA al Regno Unito, per arrivare agli stati dell’Europa dell’Euro, sono stati adottati provvedimenti finalizzati a mantenere vivo un sistema finanziario che rischiava di crollare completamente. Gli interventi, oltre a garantire, più in generale, la stabilità del sistema creditizio e finanziario, hanno lo scopo di salvaguardare le istituzioni per evitare la stagnazione economica mondiale. In Italia in particolare gli interventi statali sono finalizzati a sostenere gli organismi creditizi qualora gli stessi non fossero più nelle condizioni di mantenere i livelli di patrimonializzazione richiesti per lo svolgimento della propria attività, mentre in altri stati l’intervento è stato più diretto nel capitale sociale della banca, rendendola di fatto parzialmente pubblica. La finalità per tutti è sicuramente quella di sostenere l’elemento essenziale per lo sviluppo delle attività economiche di un paese che, necessita di credito e di fiducia per poter far ripartire e sviluppare l’economia reale, costituita dalla produzione e dai consumi. La Valle d’Aosta è intervenuta per sostenere particolarmente i risparmiatori e coloro che hanno investito caricandosi di finanziamenti per i quali potrebbero non essere in grado di sostenere il corretto rimborso, oltre che affrontare l’eventualità che il sistema bancario non fosse nelle condizioni di ulteriormente supportare il credito con la capacità sino ad ora dimostrata. Per la Valle d’Aosta non si pone il problema di sostenere direttamente gli istituti di credito, in quanto la maggior parte del sistema bancario ha sede esterna e procede ad una attività solamente commerciale
nell’ambito regionale, salvo il sistema del Credito Cooperativo che opera in Valle, il quale però dimostra di non avere problematiche di liquidità e di rispetto dei parametri di solvibilità emersi per altre istituzioni bancarie. Pertanto la situazione in Valle d’Aosta è piuttosto tranquilla. Altra cosa sono gli investimenti effettuati dai risparmiatori valdostani, che pure hanno acquistato prodotti oggetto di criticità. In questo caso occorre distinguere due ambiti: il primo per coloro che hanno investito con depositi su conto corrente o su titoli di stato italiani e nel caso delle BCC nelle obbligazioni delle stesse, che sono garantite da un apposito fondo nazionale, per i quali non ci sono particolari problematiche di rischiosità; il secondo per coloro che hanno investito in prodotti finanziari ed obbligazioni che sono cadute nell’ambito dei prodotti «spazzatura»; per questi ci potranno essere perdite, ancora da quantificare, in base al momento della scadenza delle obbligazioni o nel momento in cui si vorrà rendere liquido l’investimento. Allo stato attuale occorre mantenere la calma ed evitare di effettuare passi avventati, come la richiesta di rendere liquidi gli investimenti. L’evoluzione della situazione e la volontà dimostrata dalle istituzioni internazionali nell’affrontare la crisi, potrà alleviare i danni e fare in modo che l’attuale situazione possa migliorare permettendo così all’economia reale di riprendere il suo cammino. Perché ciò avvenga è anche necessario che i consumi continuino ad evolvere, permettendo così alla
produzione di immettere sul mercato i prodotti, avviando un circuito virtuoso che aiuterà all’economia a riprendersi. Ritengo che, allo stato attuale, sia oltremodo necessario provvedere a progettare il futuro, sia per quanto riguarda gli sviluppi degli investimenti dei propri risparmi, sia per quanto riguarda le attività che potranno in futuro presentarsi come propulsori dell’economia reale, quanto mai necessaria per uscire dal tunnel in cui siamo caduti. Sicuramente i fatti di questi ultimi tempi faranno modificare abitudini e norme, con una maggiore consapevolezza, sia dei risparmiatori che potranno avvalersi di maggiore assistenza, sia per il sistema finanziario che dovrà ammodernarsi e svolgere l’attività con maggiore prudenza, nel rispetto di quelle norme che sicuramente verranno emanate per migliorare la stabilità dei mercati internazionali. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 16 ottobre)

Nuovo sportello «Ambiente e Sicurezza» per il settore industriale

Verrà presentato oggi, alle 10, presso la sede di Confindustria Valle d'Aosta, il nuovo sportello Ambiente e Sicurezza, attivato in collaborazione con Confindustria Canavese.
Ogni 15 giorni sarà presente negli uffici dell'Associazione un esperto del settore che fornirà assistenza e consulenza mirata e specialistica in materia di sicurezza sul lavoro, igiene industriale, ambiente e territorio rivolta soprattutto alle imprese che non dispongono di personale specializzato e intendono essere informate tempestivamente su tali argomenti. Il servizio prevede informazioni telefoniche e per posta elettronica, incontri in ufficio, sopralluoghi negli stabilimenti per verificare la conformità legislativa, assistenza alle aziende (nei rapporti con USL, ISPESL, ARPA e Ispettorato del Lavoro, etc.) per eventuali prescrizioni impartite che comportano sanzioni amministrative o penali.
«Si tratta - si legge in una nota - di iniziative utili ad orientare le aziende nella doverosa e puntuale applicazione del corpus normativo in materia di sicurezza e ambiente e, più in generale, a promuovere e sviluppare maggiore cultura della sicurezza, attraverso l'informazione e la consulenza». Confindustria evidenzia come il riassetto normativo della prevenzione dei rischi lavorativi realizzato con il decreto legislativo n. 81/2008, insieme ad aspetti sicuramente condivisibili, presenti infatti rilevanti criticità. Il Decreto è complesso (306 articoli e 51 allegati) e non offre risposte alla necessità delle imprese di poter contare su prescrizioni chiare e puntuali la cui osservanza dia la certezza di aver completamente e correttamente adempiuto, senza l’alea della tardiva e penalizzante individuazione dei “giusti” rimedi a posteriori, in sede ispettiva o giudiziaria.

La legislazione in materia di aiuti alle imprese
Giovedì 23 ottobre, con inizio alle ore 15,00, verrà invece presentato il quadro di riferimento normativo della legislazione regionale in materia di aiuti alle imprese.
L'incontro intende promuovere, soprattutto attraverso una migliore informazione, l'introduzione agli incentivi regionali allo scopo di aiutare le imprese associate a comprendere quali sono i procedimenti amministrativi più critici con i quali nel normale esercizio della propria attività devono abitualmente fare «i conti». Molto importante è infatti identificare il quadro di appartenenza della categoria di impresa secondo i parametri comunitari (grande, media, piccola o micro), i costi finanziabili, la misura massima di aiuto pubblico concedibile, gli adempimenti formali da seguire per evitare errori procedurali che possono allungare i tempi di erogazione. Info: tel. 0165/237.413 o via mail corsi@confindustria.aosta.it

21 ottobre 2008

Tutto quello che c'è da sapere su Fopadiva e la crisi dei mercati finanziari internazionali (2)

Sul Corriere della Valle della scorsa settimana ho pubblicato un articolo sulla situazione di Fopadiva, il fondo regionale di pensione complementare. L'articolo è la sintesi della lettera inviata agli organi di informazione da parte del presidente del fondo Igor Rubbo. Ieri, ritenendo di fare cosa gradita ai visitatori del sito, ho proposto la prima parte del testo integrale del documento. Oggi eccovi la seconda.

I risultati della gestione:
Nel ribadire come l’andamento ed i risultati di un fondo pensione siano da valutare nel medio-lungo termine e non di certo in base all’andamento mensile, così come l’investimento in un fondo pensione è destinato a fini previdenziali e mirato ad ottenere ritorni positivi nel lungo termine, è evidente come l’attenzione degli iscritti, in un momento così delicato, sia rivolta a verificare il risultato contingente.
Ad oggi è disponibile il risultato ufficiale della quota di FOPADIVA al 31.8.2008, mentre il valore della quota al 30.9.2008 è in via di elaborazione e sarà reso disponibile nei prossimi giorni.
La quota di FOPADIVA al 31.8.2008 ha raggiunto un valore pari a 10,766, a fronte di un valore di quota al 31.12.2007 di 11,046. Risulta, quindi, evidente come in termini assoluti, dall’1.1.2008 al 31.8.2008 la quota abbia subito un decremento in termini percentuali pari al 2,53%. Tale risultato se da un lato attesta un rendimento negativo per i primi 8 mesi dell’anno, d’altra parte conferma come un portafoglio quale quello della “Linea Prudente” è stato in grado anche in un momento di gravissima crisi finanziaria e di ingenti perdite subite dai mercati di difendere il valore del capitale degli iscritti in modo adeguato ed in una prospettiva di medio-lungo termine.
Il dato stimato per il mese di settembre, mese nel corso del quale l’attuale crisi ha subito un ulteriore aggravamento, evidenzia, poi, come la perdita da inizio anno dovrebbe attestarsi a circa il -3,6%.

Ribadendo l’orizzonte di medio-lungo termine entro il quale può essere correttamente valutato un investimento previdenziale, si ricorda come dalla data di avvio della gestione finanziaria (luglio 2004) il FOPADIVA, considerato il valore della quota al 31.8.2008, abbia, comunque, fatto registrare un rendimento netto complessivo pari al 7,66% e come per gli anni precedenti il risultato sia stato pari a:
- luglio-dicembre 2004 (5 mesi): 1,200%
- 2005: 3,004%
- 2006: 3,645%
- 2007: 2,240%

Tali risultati sono da considerare soddisfacenti se confrontati con i rendimenti ottenuti, nelle linee di gestione paragonabili a quella di FOPADIVA, dagli altri Fondi pensione negoziali e con gli indici di mercato di riferimento

Prospettive ed evoluzioni del Fondo:
Come era già stato precedentemente stabilito e programmato dagli organi sociali del Fondo, nel corso dei prossimi mesi sarà avviata una gestione di tipo multi comparto, al fine di offrire agli iscritti la possibilità di “personalizzare” la gestione della propria posizione previdenziale. Gli attuali e nuovi aderenti avranno, quindi, la possibilità di optare, oltre alla attuale linea “Prudente”, per una linea “Garantita” (adatta a coloro che sono più prossimi al pensionamento) ed una ulteriore linea “Dinamica” (adatta ai più giovani o a chi ha maggiore propensione al rischio). In considerazione dell’attuale situazione finanziaria mondiale e della necessità di fornire agli aderenti adeguato supporto ed informazione, l’avvio dei nuovi comparti è stato previsto per il gennaio 2009.

Nuovi comparti di investimento:
1) Linea Prudente (come modificata rispetto all’attuale):
- 30% Liquidità
- 50% Obbligazioni europee
- 20% Azioni europee

2) Linea Garantita: gestione con rendimento minimo garantito pari a quello del TFR

3) Linea Dinamica:
- 55% Obbligazioni europee
- 45% Azioni europee

Si ricorda che gli uffici del Fondo e di Servizi Previdenziali Valle d’Aosta S.p.A., siti ad Aosta, in P.zza Arco d’Augusto n. 10, sono a disposizione per ulteriori chiarimenti e/o approfondimenti (tel. 0165.230060, fax 0165.238200, email info@fopadiva.it).

20 ottobre 2008

Tutto quello che c'è da sapere su Fopadiva e la crisi dei mercati finanziari internazionali (1)

Sul Corriere della Valle della scorsa settimana ho pubblicato un articolo sulla situazione di Fopadiva, il fondo regionale di pensione complementare. L'articolo è la sintesi della lettera inviata agli organi di informazione da parte del presidente del fondo Igor Rubbo. Tra oggi e domani , ritenendo di fare cosa gradita ai visitatori del sito, vi propongo il testo integrale del documento.

In relazione alla gravissima e prolungata crisi dei mercati finanziari internazionali, acuitasi ulteriormente in questi giorni, il Consiglio di Amministrazione del FOPADIVA - Fondo Pensione Complementare per i lavoratori dipendenti della Regione Autonoma Valle d’Aosta- ritiene opportuno e doveroso fornire la più ampia informazione in merito alla situazione ed alle prospettive del Fondo, in particolare nei confronti dei numerosi iscritti e di tutta la realtà Valdostana, al fine di diffondere dati reali e corretti, evitando, quindi, la divulgazione di notizie non precise, in una fase così delicata, tali da creare eccessivi allarmismi.

La situazione della gestione ed i controlli:
La gestione finanziaria del Fondo è attualmente articolata in un'unica linea di investimento definita “Prudente” che è così composta:
- 20% Liquidità (in sostanza obbligazioni europee con durata inferiore a 6 mesi) e benchmark (indice) di riferimento JP Morgan Cash Six Months Euro;
- 60% Obbligazionario (in sostanza titoli di stato europei ed in minima componente obbligazioni di aziende con elevato rating) e benchmark di riferimento JP Morgan EMU;
- 20% Azionario (in sostanza azioni dell’area Euro) e benchmark di riferimento MSCI Europee.
E’ evidente, quindi, che l’esposizione sui mercati azionari del portafoglio attuale del Fondo è molto ridotta e non vi è alcuna esposizione, ne di tipo azionario ne obbligazionario, sul mercato USA e su quelli extraeuropei che, in questi giorni, hanno subito le perdite più rilevanti.
Inoltre, come nei giorni scorsi FOPADIVA ha formalmente confermato alla Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione a fronte della richiesta di chiarimenti inviata a tutti i fondi pensione in considerazione della particolare situazione, che nel portafoglio del Fondo non sono inseriti titoli ed obbligazioni di istituzioni finanziarie ed assicurative che nelle ultime settimane sono state sottoposte a procedure di fallimento (Lehman, ecc.) ed a situazioni «critiche».
La gestione della «Linea Prudente» è fino ad oggi stata affidata a Pioneer SGR ed, a seguito degli esiti della selezione avvenuta nei mesi scorsi per il rinnovo delle convenzioni di gestione, dal mese di ottobre è stata rinnovata la convenzione con la stessa Pioneer SGR che sarà affiancata a partire dai prossimi giorni da Generali SGR. A tal proposito si precisa che i gestori stessi agiscono su mandato del Fondo e che il portafoglio rappresenta un patrimonio separato rispetto a quello del gestore e, quindi, non subirebbe alcun effetto da eventuali fallimenti o situazioni di insolvenza dei gestori delegati.
Inoltre, si evidenzia come, tanto più in questa delicata congiuntura, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale e le strutture del Fondo stanno attentamente monitorando la situazione al fine di verificare l’opportunità di adottare ulteriori provvedimenti, nel rispetto ed in applicazione delle disposizioni normative, che nell’ambito della previdenza complementare sono alquanto stringenti, e della Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione e gli altri organi di vigilanza e controllo di settore, che stanno svolgendo un puntuale controllo sull’attività dei Fondi.

Vecchio ristoro: quando conquisti la «Stella Michelin» sulla qualità non devi mollare mai

«Un anno dopo l’apertura avevamo già la stella, segno chiaro della qualità del lavoro che eravamo in grado di svolgere, ma poi per rimanere a questi livelli non si deve mollare mai».
La stella in questione è quella Michelin e a parlare è Alfio Fascendini (nella foto), con la moglie Katia titolare del Vecchio Ristoro di Aosta, situato al numero 4 di via Tourneuve a pochi metri dal museo archeologico. Un’abbinata affiatata lui cuoco e lei enologa e abile padrona di casa. Dello chef, della sua cucina e della sua passione e tecnica così scrive il giornalista gourmet Salvatore Marchese. «Con Alfio è così: assaggio i suoi “lavori” e dopo mi piace discuterne indugiando a tavola. Tutto per imparare, s’intende: perché è padrone della tecnica, acquisita ed affinata grazie alla scuola e alla costante applicazione, perché è bravo e sensibile, perché si mette continuamente in discussione. Ma soprattutto perché sublima in sé la grande cultura alimentare della Valtellina, dove è nato, e della Valle d’Aosta, la terra dove lo ha condotto il destino. È interessante, così, seguirlo negli avvincenti confronti tra le caratteristiche organolettiche di un “bitto” di dieci anni di affinamento e una “fontina” d’alpeggio».
Radici che prima o poi riporteranno la coppia nelle terre dove sono nati accanto ai loro genitori, ma, per ora, il capoluogo regionale può ancora contare su un’offerta di ristorazione di alta qualità. Una scelta che, dieci anni dopo, la stella Michelin è del 1998, sembra pagare. «E’ vero, - prosegue Alfio - ma la decisione di selezionare la clientela poteva anche essere rischiosa, un’arma a doppio taglio. Oggi però siamo soprattutto contenti di avere una clientela diversificata e fidelizzata: dal turista del fine-settimana all’ufficio regionale, al privato fino alla cena di lavoro». Il titolare ci confessa che la difficile congiuntura non ha inciso sulla clientela che frequenta il locale. «Noi comunque – spiega – in questi ultimi cinque anni abbiamo fatto la scelta di non alzare i prezzi. Una strategia possibile anche perché comunque siamo un’azienda di tipo famigliare. In un ristorante la voce che incide di più è quella del costo del lavoro. In merito agli aumenti delle materie prime è stato possibile farci fronte attraverso una migliore ottimizzazione del prodotto». Guardando al di fuori dei confini del locale Fascendini non può non notare come il mercato «si sia irrigidito ». «Non c’è più il lavoro di tre anni fa’ – precisa – in particolare l’offerta intermedia si è ridotta. Questo desta preoccupazione».
In merito alla creazione del brand «Saveurs Valdôtains» da parte dell’amministrazione regionale il titolare del Vecchio Ristoro è convinto che sia una strada da percorrere fino in fondo. «Valorizzare il prodotto locale – conclude - è una formula vincente. Gli assaggi di lardo di Arnad e di fontina fatti in occasione del Marché au Fort di Bard costituiscono un fortissimo volàno turistico che va a vantaggio di tutti». Info: se volete conoscere i menù di Alfio e Katia cliccate qui.

19 ottobre 2008

Sondaggio: no alla politica nell'arena...

Il sondaggio sulla mucca leghista (leggetevi qui il post) non ha raccolto i suffragi sperati. 25 voti sono poco più di un respiro. Il risultato finale, che cito, più per onor di cronaca, vede 18 voti contrari (72%) alla presenza del bovino sponsorizzato alla Bataille contro 7 favorevoli (28%). Ai posteri l'ardua sentenza.
A proposito, se non lo sapete ancora, in prima categoria (vedi foto) ha vinto «Merleun» (Azienda agricola Verney di Gressan), nella seconda «Feisan» (Michele Bionaz di Brissogne ) e nella terza «Promesse» (Patrick Brocard di Pollein). Sul Corriere della Valle di venerdì cronaca e foto dell'evento.

L'Ivat tutela e aiuta l'artigianato tipico valdostano

«L’IVAT riveste un ruolo delicato nel quadro della tutela della tradizione. Più che un lavoro, in questo frangente si parla di missione. Esistono dei regolamenti che hanno stabilito quali siano le caratteristiche dell’artigianato di tradizione, ma i regolamenti devono essere interpretati e messi in pratica». Così si legge nel sito dell’«Institut Valdôtain de l’Artisanat typique» a ulteriormente sottolineare il ruolo di questo ente così particolare a favore del mondo dell’artigianato tipico. Ma non solo l’Ivat ha anche il compito di favorire la commercializzazione di questi prodotti. «E direi che mai come quest’anno – osserva il Presidente Rudy Marguerettaz, coadiuvato dal direttore Roberto Valletabbiamo dato un contributo importante in questa direzione». In effetti anche se in termini di fatturati il 2008 non si discosterà molto dal 2007 sembra essere aumentata l’incidenza della vendita tramite gli esercizi dell’Ivat sui fatturati dei singoli artigiani professionisti. «Molte delle persone che vivono di artigianato tipico – commenta Marguerettaz – ci hanno detto di aver ridotto la vendita all’interno dell’atelier, mentre i nostri negozi tutto sommato hanno tenuto. Anzi in alcune zone, ad esempio Aosta e Courmayeur, siamo cresciuti. Negativi invece i risultati di Cogne e Gressoney». Dal 2008 gli uomini dell’Ivat in realtà si aspettavano di più. Scorrendo l’ultimo bilancio approvato infatti per l’anno in corso era ipotizzata una crescita del 20% rispetto ai 564.760,48 del 2007. Molte delle speranze del trend positivo si concentravano sull’apertura del nuovo esercizio di Bard. «Questa apertura – precisa Marguerettaz – è avvenuta molto più tardi del previsto. In effetti il punto vendita è operativo soltanto dal mese di luglio e, inoltre, per ora non è stata ancora avviata una adeguata campagna di promozione. Non va poi dimenticato che, a fronte di un forte aumento dei visitatori, a causa dell’incidenza della congiuntura economica sui consumi, registriamo una diminuzione della spesa media. Speriamo che gli effetti positivi si evidenzino nel 2009». Di grande interesse anche l’impegno dell’Ivat a fianco del Politecnico di Torino e su richiesta dell’associazione di mobilieri «Lo Rabot», presieduta da Fabrizio Varisellaz di Verrès, di avviare una serie di studi, attraverso l’elaborazione di alcune tesi di laurea, sulla definizione di una nuova linea di arredo valdostana. «L’obiettivo – spiega Vallet – è creare una rete trasversale a diverse imprese artigiane che unite possano finalmente far fronte all’invasione di numerose ditte non valdostane che propongono il loro mobilio montano non tradizionale. In questa maniera si vuole soddisfare le esigenze di enti collettivi proponendo mobili da ufficio o da albergo. Commesse che attualmente sono appannaggio di aziende provenienti da fuori regione».
L’impegno dell’Ivat è anche fortemente concretizzato sulla realizzazione del Museo dell’artigianato di Fénis. «La struttura – sottolinea Marguerettaz – sarà pronta per i primi mesi del 2009. Il sogno sarebbe di farcela per Sant’Orso ma preferiamo non sbilanciarci. Gli ultimi ritocchi, il Museo è ormai pronto all’80%, nascondono sempre grandi insidie». «Il Museo – conclude Marguerettaz - vuole creare un percorso fatto di materie prime, linee estetiche, tecniche e idee che salvaguardi un’arte e un’identità indissolubilmente legate tra loro e che le renda fruibili al grande pubblico. È proprio per questo che questa struttura non è stata concepita come un mero luogo di conservazione e salvaguardia di manufatti artigianali, ma come un progetto di comunicazione nel quale gli oggetti d’uso “spariti” dalla vita quotidiana e vere e proprie sculture vengono esposti e fatti condividere dalla comunità che li ha creati». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 2 ottobre 2008)
 

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